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Academic ranking 3.0: social reputation degli atenei italiani
Si può guardare alle perfomance dell’accademia sotto diversi punti di vista: dal ranking stilato dal Censis a quello di AlmaLaurea, passando dal QS University Ranking e dal CWUR non mancano gli indici che cercano di valutare gli atenei con criteri oggettivi.  Sebbene queste informazioni contribuiscano certamente a determinare l’opinione di ragazzi e famiglie sulla scelta migliore da fare, oggi e forse più di un tempo, il passaparola e il racconto dell’esperienza diretta rimangono l’input più determinante in queste decisioni , similmente a quanto avviene per valutazioni decisamente più leggere (ristoranti, hotel, automobili..etc) Quindi perché non ascoltare e misurare la performance degli atenei sulla base di cosa si scrive on-line ? VOICES e Wired hanno voluto tentare l’esperimento per arrivare a stilare un ranking che si differenziasse da quelli citati in apertura e basato solo sulle opinioni raccolte in anno di attività social. Si è quindi deciso di monitorare le menzioni degli account ufficiali delle 78 università (attive sul social da 280 caratteri) e degli hashtag contenenti i loro acrononimi. Dal 1 aprile 2017 al 31 marzo 2018 sono stati raccolti circa 900 mila testi estratti da Twitter che rappresentano una porzione non irrilevante delle discussioni sul tema. Guardando i volumi riconducibili a ciascun ateneo, si va dai più di 68mila post del Politecnico di Milano ai meno di mille dell’Università di Catania, passando per i circa 40 mila dell’Università Bicocca e i quasi 8 mila dell’Università di Firenze. Cosa mi misura l’indice e come lo fa? Questo primo dato, indicativo soltanto della “brand awareness” e del “marketing” esercitato dagli atenei, è stato poi combinato con l’analisi testuale attraverso la tecnologia iSA© di VOICES per estrarre indicazioni di percezione  su Twitter relativa a diversi aspetti quali: la qualità dei docenti e della ricerca,l’offerta didattica, l’internazionalizzazione, le strutturee le altre attività culturali e ricreative svolte all’interno delle mura dell’università. L’analisi testuale e degli account ha permesso anche di filtrare tutto il contenuto di marketing e autopromozione degli Atenei permettendo di separare il vero segnale dal rumore. L’indice che governa la classifica è ottenuto escludendo l’autopromozione e i commenti neutri e considerando ciò che viene chiamato nel marketing il Net Promoter Score (NPS), o meglio il Social NPS, cioè la differenza tra la percentuale di commenti positivi e di commenti negativi. La classifica viene poi normalizzata a 100 rispetto all’Ateneo risultato migliore. Il risultato è un ranking unico nel suo genere che combina al tempo stesso il quanto e il come si parla di ogni università. Ciascun ateneo viene valutato come fosse un brand o un prodotto, in modo da identificarne punti di forza e punti di debolezza, pensandolo sia in termini di attività e menzioni sui social sia rispetto alle dimensioni relative degli stessi atenei. Attenzione però, questa classifica misura solo il livello percepito degli indicatori oggetti di analisi. Chi ne parla? Al netto di un 32% di commentatori non riconducibili ad una categoria specifica, il 17% di chi commenta sono studenti che frequentano i diversi atenei, il 22% gli organi di stampa e il 61% sono gli stessi atenei o le istituzioni (ministeri, agenzie, ecc). In generale, stampa (occasionalmente) e studenti (in più larga misura) sono più emozionali nelle loro comunicazioni on-line. Punti di forza e debolezza del nostro sistema universitario Al netto di un 68% di testi che riportano notizie ed eventi ma senza esprimere una opinione specifica, il 25% circa parla in termini positivi del sistema universitario italiano a fronte di un 7% di commenti negativi,quindi escludendo i commenti neutri il 78% dei commenti che esprimono un giudizio sono positivi. Ben un terzo di questi  commenti positivi riguarda iniziative extra-curriculari come eventi scientifici e culturali, laboratori, altre attività e sono in larga parte studenti e stampa a commentare in tal senso; il 20% circa apprezza le qualità deidocenti e della ricerca e il 16% l’offerta didattica. Fanalino di coda: le strutture(8%) e il livello di internazionalizzazione(7%). Un residuale 16% invece parla di una miriadi di altri temi minori che non rientrano nelle categorie precedenti ma con apprezzamenti riguardanti specifici Atenei. Quel 7%di commenti negativi si scompone invece diversamente. Circa il 3% di queste critiche riguardano specifici temi e problemi di ciascun ateneo e quindi non catalogabili tra le precedenti voci, quali ad esempio file alle segreterie, orari delle lezioni di singoli corsi, ecc. Un ulteriore 1% di critiche sono indirizzate sia alle strutture che al corpo docente. Ciò che resta, un 2% complessivo, si divide equamente tra internazionalizzazione, attività extra e offerta didattica.  La testa della classifica In attesa delle schede dei 78 atenei verranno raccolte nell' ebook targato VOICE-Wired ecco un breve riassunto della classifica: a guidare questo ranking delle universitàv italiane, troviamo il Politecnico di Milano, seguito dall’Università degli Studi di Torino mentre chiude il podio l’Università capitolina di Roma “La Sapienza”. Quasi appaiate, al quarto e quinto posto, si collocano rispettivamente l’Università diTrieste e quella di Padova. Tra le caratteristiche più apprezzate di questi atenei sono da segnalare le attività extra accademiche, prima motivazione di gradimento per 4 università su 5 della vetta del ranking. Punto di forza de “La Sapienza” sono i professori e l’attività di ricercamentre l’internazionalizzazionedelle attività è un punto di forza percepito sola in riferimento all’ateneo piemontese.  La coda della classifica In coda alla classifica molti atenei del centro e sud Italia anche se, in alcuni casi, il dato è poco significativo data la bassa frequenza dei tweet registrati. In tutti e cinque i casi però, se si esclude la categoria residua “altro” che predomina rispetto alle altre, i maggiori elementi di critica riguardano le strutturee la percezione della qualità della ricerca. In definitiva, il bilancio d’immagine del nostro sistema universitario è positivo (78%) nonostante le criticità non manchino ma, guardando bene ai risultati di alcuni atenei si dovrebbe riflettere una volta di più sul fatto che l’Italia, anche in questo campo, si dimentica troppo spesso di raccontare le proprie eccellenze e si diverte troppo spesso a fare un unico calderone di dannosissimi comportamenti di alcuni pezzi di accademia. Alle nuove leve un suggerimento: se incontrate una scorciatoia nella vostra formazione universitaria, cambiate subito strada! Scovate le eccellenze, ce ne sono tante, e tampinatele, seguite i loro corsi, chiedetegli di dare di più, accettate le loro sfide e mettetevi in gioco. Costa fatica, ma ne guadagneremo tutti.