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iHappy 2017: ecco i risultati dell’indice della felicità di VOICES giunto alla 6^ edizione
Il 2017 italiano è stato un anno in cui il sorriso è tornato in larga misura sulle labbra degli italiani. Almeno questo appare dall’indice iHappy , il termometro della felicità degli italiani vista da Twitter, che attraverso l’analisi del contenuto emotivo dei milioni di tweet pubblicati quotidianamente nelle 110 provincie italiane stila ogni anno la graduatoria delle città più felici (presentata nel dettaglio nel nostro ebook ) L’anno da poco conclusosi ha registrato un valore medio di iHappy pari a 55,1 punti percentuali (lungo una scala tra 0 – massima tristezza, e 100 – massima felicità): +3,6 punti rispetto al 2016, dato superiore anche al 2015. Dal 2012 al 2017, è il terzo valore più elevato. La felicità ha dunque superato in media la tristezza lungo la nostra penisola. Tanto che i giorni in cui il buonumore degli italiani ha superato il 50% sono stati 247, il 67% del totale, a differenza del 2016, in cui i giorni tristi (ovvero, con un valore di iHappy inferiore al 50%) toccavano ben il 50% del totale. I 12 mesi passati sono stati caratterizzati da un inizio un po’ difficile, a cui si è contrapposto un crescendo di buonumore da marzo in poi, con iHappy che toccava il suo massimo annuale ad aprile (sfiorando il 60%) e che continuava il suo trend decisamente positivo fino ad agosto compreso. A partire da settembre invece, la felicità si è raffreddata per tutti i mesi successivi. Se guardiamo invece ai giorni della settimana, si conferma anche quest’anno l’effetto “Blue Sunday”, con la domenica tra i giorni meno felici. Quest’anno assieme al sabato, carico forse di troppe aspettative che spesso non si materializzano ex-post, e al mercoledì (forse per le altalenanti performance delle squadre di calcio italiane complessivamente in Europa). Una altalena di emozioni che si riflette anche nel fatto che  proprio il mercoledì è il giorno nel 2017 più lunatico: con picchi di felicità (e di tristezza).
La felicità degli italiani: le differenze territoriali
Al primo posto quest’anno troviamo, per la prima volta, la Liguria, con un valore di iHappy pari a 56,2%. Seguono il Lazio, che sale ancora di una posizione rispetto al 2016, e il Piemonte, mai così in alti in questi anni. Scivolano indietro il Trentino Alto Adige e la Basilicata prime due classificate del 2016 e, oggi, rispettivamente 17esima e 18esima. Cambiano le gerarchie anche se consideriamo la classifica delle province: quest’anno la palma della più felice va a Genova, con un valore di iHappy del 59,5%, l’unica città in questi anni, che per due volte è riuscita ad issarsi nella prima posizione (l’altra volta era successo nel 2013). Al secondo posto Bologna, che rimane sul podio dopo il terzo posto dello scorso anno, seguita forse a sorpresa, date le prima pagine dei giornali spesso non lusinghiere, Roma, che continua comunque la sua scalata iniziata già lo scorso anno. Bene anche Verona, al quarto posto dopo il secondo posto del 2016, Frosinone che dopo la prima posizione di 12 mesi fa comunque si conferma tra le prime dieci province più felici al settimo posto, e Novara, prima nel 2015 e oggi nona. Migliorano la propria classifica anche altre grandi città: Palermo al quinto posto, Firenze al sesto, Torino sale al nono, Milano all’11° posto. Menzione speciale poi per Napoli che guadagna ben 72 posizioni rispetto al 2016 (passando dal penultimo posto al 37° e guadagnando oltre 10 punti di felicità, l’exploit più elevato tra tutte le province italiane): sembrerebbe quindi da dire che la cura Sarri funziona anche per la felicità partenopea. La parte bassa della nostra classifica vede Aosta maglia nera della felicità per il secondo anno di fila, l’unica provincia con un dato di iHappy inferiore al 50% (nonostante un deciso miglioramento rispetto al 2016). Male anche Ogliastra, Pavia e Modena. A dispetto dell’anno passato scende però la forbice tra province felici e tristi: se l’anno scorso la prima e l’ultima risultavano separate da ben 16 punti percentuali, oggi la relativa diseguaglianza di felicità nel Bel paese scende a 10 punti.
24 ore di felicità
Il confronto dell’andamento di felicità in Italia e tra alcune province italiane minuto per minuto ci racconta delle interessanti peculiarità. Così se in Italia il picco di felicità si ha nel primo mattino verso le 9 davanti ad un caffè con i colleghi e le battute tra i banchi di scuola, dopo un risveglio decisamente difficile (picco di tristezza tra le 6:30 e le 7:45), i milanesi sono felici anche di primo mattino, appena dopo le 7, e poi verso le 10:30 (altra pausa caffè?), ma hanno anche un picco decisamente più tardi verso le 23 di sera. Un picco decisamente serale che non si riscontra ad esempio né a Roma (dove il picco è verso le 11) né a Napoli (dove il picco si ha durante la pausa pranzo delle 13:15).
Le principali determinanti della felicità degli italiani
Ma quali sono le principali ragioni della nostra tristezza e della nostra felicità? Da una analisi econometrica sui dati del 2017 osserviamo che, esattamente come negli scorsi anni, la felicità tende a perdurare nel tempo. Se un evento produce più felicità oggi, tale effetto è destinato a riprodursi anche nei giorni successivi. Ma attenzione: attraverso lo stesso meccanismo, anche la tristezza tende a prolungarsi nel tempo. L’analisi permette di identificare anche quattro principali fattori che appaiono essere associati alla variazione della felicità nel Bel Paese: più che latitudine (Nord vs. Centro vs. Sud), quest’anno a contare maggiormente sono l’insieme di possibilità che una grande città offre ai suoi cittadini. E infatti la felicità appare crescere in tandem con la popolazione di una provincia. Non è ad esempio un caso che quest’anno le quattro città italiane meglio posizionate secondo il 2018 Global Talent Competitiveness Index (ovvero Bologna, Roma, Torino e Milano) a livello mondiale in termini proprio di competitività ed innovazione siano anche tra quelle che hanno fatto meglio in termini di felicità. Ma oltre alle possibilità conta la qualità della cultura e il tempo libero che una città può offrire ai suoi cittadini nonché il grado di sicurezza: così che il buonumore si deprime se si vive in contesti ad alta intensità di criminalità. E i soldi? Se è vero che i soldi non comprano la felicità, è altrettanto vero che male di certo non fanno: al crescere degli stipendi medi in una provincia, tende ad aumentare anche il buonumore. Ma solo parzialmente. Segno che la felicità tende ad avere un carattere anche estemporaneo nella sua manifestazione, influenzato da mille fattori non necessariamente (e neanche principalmente) materiali. A conferma della cosa, basta osservare come la felicità cresca in occasioni sociali come Ferragosto (+3 punti) e l’8 marzo (+14 punti), mentre per una volta la festa del papà fa meglio, in termini di buonumore, di quella della mamma.
Gli eventi che hanno maggiormente inciso sulla felicità degli italiani
Ma quali eventi del 2017 hanno prodotto una marcata variazione, in positivo, nella felicità degli italiani? Tra i giorni più felici, ci sono accadimenti legati al calcio, alla politica (interna e internazionale), al costume e alla musica. Al primo posto del buonumore spicca infatti il 28 maggio con il 74,9% di felicità: è il giorno dell’addio al calcio giocato di Francesco Totti, una icona amatissima non solo a Roma. Ma c’è molto calcio anche in altri giorni di buonumore, come il 13 aprile, giorno in cui avviene l’ufficialità del cambio di proprietà del Milan, e il 21 maggio, con il sesto scudetto consecutivo della Juventus. Bene anche la musica il 1 luglio con il concerto per i 40 anni di carriere di un’altra icona italiana: Vasco Rossi, mentre l’attualità politica determina uno degli ulteriori picchi di felicità del 2017: il 13 aprile in cui, un po’ a sorpresa, Emmanuel Macron vince il primo turno delle presidenziali francesi. La politica si conferma passione italica anche guardando gli eventi che più hanno causato variazioni positive, come l’ultimo discorso da presidente di Barack Obama, a conferma dell’amore che gli italiani avevano per questo presidente, o il giorno dei ballottaggi dei comuni che vedono la sconfitta del centro-sinistra: in questi casi abbiamo un salto di felicità rispetto a 24 ore precedenti davvero importante (rispettivamente +23,5 e +20,7), anche se nulla è paragonabile al buonumore causato agli italiani dall’evento eccezionale della neve in Salento (+28,1 punti percentuali di iHappy). Anche tra i giorni più tristi, c’è lo sport, la politica e le tragedie. I picchi di tristezza sono innanzi tutto legati all’uragano Irma (iHappy: 33,2) il 13 settembre, e al ritorno degli spareggi mondiali Italia-Svezia il 13 novembre, che segnano l’escluso degli azzurri dai Mondiali di calcio 2018. Altri eventi che provocano ondate di tristezza sono legati a tragedie come la slavina sull’Hotel Rigopiano e l’attentato alla moschea in Canada che causa diversi morti. Anche l’uscita degli Stati Uniti dagli accordi sul clima di Parigi il 29 marzo creano sgomento e tristezza tra gli italiani. Tra gli eventi che provocano vere e proprie ondate di tristezza rispetto alle 24 ore precedenti c’è la strage avvenuta a Las Vegas ad opera di un cecchino il 3 ottobre (-26,5 punti di iHappy), ma anche l’avvio ufficiale della Brexit. In modo interessante, e contrariamente a quanto accaduto negli scorsi anni, nel corso del 2017 gli attentati commessi in Europa ad opera di estremisti islamici (come quelli di Manchester a maggio, i due di Londra e quello di agosto a Barcellona) non hanno provocato alcuna modifica di rilievo su iHappy. Segno forse della crescente assuefazione, anche emotiva, dell’opinione pubblica europea ed italiana a questi eventi.