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Decreto “Salva banche”? Per la Rete "non s'ha da fare". Solo tre su cento favorevoli

Chiamatelo populismo, chiamatela insofferenza o come altro vi pare: quel che è certo è che gli italiani, almeno on-line, sembrano non digerire il decreto legge che metterà in sicurezza i crediti di Veneto Banca e di Banca Popolare di Vicenza, consentendone l’acquisizione da parte di Banca Intesa. Gli oltre 30 mila testi postati su blog e social network nel mese di giugno, almeno da questo punto di vista, parlano chiaro: i favorevoli all’intervento pubblico per il salvataggio dei due istituti veneti sono solo il 3% del totale. Di fronte a loro, il 71% esprime – in varia forma – un parere contrario mentre il 26% di coloro che discutono del tema non prendono una posizione precisa.

Ciò che irrita di più è l’impressione che, ancora una volta, il governo intervenga a salvaguardia dei banchieri (36,4%). Non sembra, al contrario, che il provvedimento sia preso nell’interesse pubblico: anzi, il 13,9% sottolinea come a mettere mano al portafoglio per questi interventi siano sempre i cittadini, nella loro veste di contribuenti, e il 13,6% aggrava il giudizio: pagano i contribuenti “al posto dei veri responsabili”. Nel decreto il 12%dei post ravvisa un comportamento incoerente del governo, e infatti non manca chi propone impieghi prioritari per le risorse che verranno destinate all’operazione di salvataggio (11,5%): tra i diversi “suggerimenti” la ricostruzione nelle zone terremotate e l’istituzione del reddito di cittadinanza. E’ interessante notare  anche il drappello “nazionalista” (8,9%) che stigmatizza il fatto che a pagare per i dissesti bancari di una regione che rivendica maggiore autonomia siano tutti i contribuenti italiani.

Meno disperse le motivazioni della minoranza che si schiera a difesa del provvedimento: il salvataggio delle popolari venete evita maggiori danni all’intero sistema del credito (69,5%); l’intervento del governo tutela risparmiatori e correntisti (25,7%), evitando che le banche vengano salvate mettendo le mani nelle loro tasche.

Anche i temi su cui si svolge la conversazione virtuale sono eloquenti. La maggior parte degli interventi commentano – in modo per lo più critico – le decisioni governative (41,1%): in particolare viene sottolineato il prezzo simbolico (un euro) pagato da Banca Intesa per l’acquisizione dei due istituti veneti (11,1%) e l’onere che il provvedimento rappresenta per la collettività (11,5%). Alcuni estendono le proprie critiche all’intero sistema del credito e ai suoi rapporti con la politica (6,6%), mentre altri rimarcano l’impunità dei presunti veri responsabili dei dissesti (4,7%). E se l’11,5% si limita a riferire le notizie diffuse dai mezzi di informazione, diverte leggere il 13,5% dei commenti che si lasciano andare ad allusioni ed ironie, a volte pungenti (“Se offri due euro per le Banche Venete, ti danno Banca Etruria di resto…”).

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