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Elezioni anticipate, no grazie? Fiducia on-line e il ritorno alle urne

È strano. Quando la classe politica torna a parlare di legge elettorale (ma aveva mai smesso?) e di elezioni anticipate, il Paese mostra segni di preoccupazione per il proprio futuro. È accaduto nei giorni scorsi: i media hanno riportato la notizia di un possibile accordo per un sistema elettorale che sposi quello tedesco e, insieme, sono circolate voci insistenti di una possibile chiamata alle urne subito dopo il varo della legge. Le agenzie di rating e diversi osservatori temono che l’evento coincida con un aumento dell’incertezza sul futuro del Paese e – complice l’approssimarsi della fine del quantitative easing - con una ripresa della speculazione finanziaria e un aumento dello spread: qualcuno ha persino già fatto i conti di quanto costerebbe all’Italia questo aumento in termini di maggiore spesa per interessi sul debito pubblico. Ma sono timori fondati? Se volessimo dar retta agli umori che la rete esprime in questa ore, dovremmo dire di sì: la flessione dell'indicatore generale della fiducia on-line degli italiani (fonte dati: il Wired Next Index di VOICES e Wired) è stata pressoché immediata e l’indice ha raggiunto un minimo il 28 maggio.

In particolare, dietro a questo calo c’è il crollo nel misuratore della fiducia nel sistema politico che ha fatto registrare un variazione negativa nell’arco del mese di circa 16 punti percentuali, mentre la componente relativa alla fiducia nelle prospettive del Paese (che include anche i riflessi economici) ha anch’essa mostrato una oscillazione negativa di oltre il 12% nello stesso periodo.

Va peraltro rilevato che, come accade spesso in questi casi, il malumore della rete è un fenomeno di breve durata: tutte le componenti dell’indice della fiducia on-line visti risultano infatti in risalita a partire dal 28 maggio. Ciò non toglie, tuttavia, che il medesimo pessimismo possa essere condiviso o addirittura cavalcato dai mercati finanziari nelle prossime settimane, se le prospettive di elezioni ravvicinate dovessero trovare conferma. Occorre cautela, dunque: i mercati finanziari hanno bisogno di stabilità ma sulle ricette per farla crescere le opinioni della nostra classe politica sembrano piuttosto divergenti.

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