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La coperta corta. Sulle tasse (e la loro diminuzione) lo scetticismo dilaga

L’obiettivo di una riduzione delle imposte sul reddito da lavoro annunciato da Gentiloni riaccende il dibattito nell’opinione pubblica sulla pressione fiscale. Un po’ a sorpresa, accanto alla voce di chi plaude alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, si registrano anche le opinioni di molti scettici e i timori di chi prevede, a fronte di una eventuale riduzione dell’Irpef, un corrispondente inasprimento del prelievo fiscale indiretto. Dai circa 10 mila post pubblicati nei giorni seguenti alle dichiarazioni del premier analizzati da VOICES si desume, anzitutto, la crescente insofferenza degli italiani per i valori raggiunti dalla pressione fiscale: il sentiment negativo ha raggiunto infatti l’83,5%, superando di oltre 12 punti lo scontento, comunque largo, registrato sei mesi fa.

E questo scontento si divide abbastanza equamente tra le diverse categorie di agenti economici: poco più di un terzo dei pareri espressi indica nei lavoratori i soggetti maggiormente danneggiati dall’eccessiva tassazione; poco meno di un terzo individua le vittime nelle imprese; il 23,2% ritiene che a riportare gli svantaggi maggiori siano i consumatori. Su questo terreno cadono le dichiarate intenzioni di Gentiloni di ridurre la pressione fiscale sul lavoro, che tuttavia nel 70% dei post vengono considerate come poco credibili.

Sorprende poi che il tema stesso della riduzione delle tasse sul reddito da lavoro incontri ben poco entusiasmo: il sentiment sull’argomento risulta infatti anch’esso negativo in due casi su tre, e le motivazioni segnalano un elevato scetticismo nell’efficacia dell’eventuale provvedimento. Sembra infatti che sia diffusa l’opinione che la coperta del gettito fiscale sia corta, e che una manovra di contenimento da un lato darebbe vita, inevitabilmente, ad inasprimenti fiscali da qualche altro. Molti sono convinti che il passo successivo sarebbe un aumento delle aliquote IVA, come peraltro ventilato in sede europea (37,1%); qualcuno pensa che a beneficiare del provvedimento sarebbero solo i datori di lavoro (6,6%). Forse per evitare questi fenomeni di traslazione,  il 23,8% degli interventi auspica una revisione complessiva della tassazione, non limitata ai redditi da lavoro. I meno incoraggianti pensano che in ogni caso sarebbero i lavoratori ad avere la peggio (32,5%).

Da non dimenticare, comunque, le ragioni di chi, seppur in minoranza, nella riduzione delle tasse sul lavoro continua a credere: circa la metà di costoro ritengono che possa servire a rilanciare i consumi delle famiglie e la crescita economica; il rimanente si divide tra chi pensa che sarebbe un buon viatico per gli investimenti e chi ipotizza che una riduzione del costo del lavoro restituirebbe competitività alle nostre attività economiche.

Analisi condotta con la piattaforma VOICES Analytics®. Leggi l’articolo completo su Economia&Finanza di Repubblica.it.