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Il futuro energetico dell’Italia? Tra complotti ed energia solare

repubblicaAnche se il referendum sulle trivellazioni non ha prodotto i risultati legislativi che le regioni promotrici si auguravano, la campagna referendaria ha, se non altro, ridato fiato ai dibattiti sull’uso delle risorse energetiche e sulla tutela dell’ambiente. Nelle settimane che hanno preceduto la consultazione, soprattutto in Rete si sono confrontate posizioni anche molto distanti, caratterizzate non semplicemente da una opinione più o meno favorevole alla discussa norma sulla durata delle attività estrattive in prossimità delle coste, ma da giudizi atteggiamenti marcatamente diversi sull’uso delle informazioni e sugli stili di vita. Attraverso l’esame di circa 90 mila testi postati su blog e social network nelle giornate a cavallo del referendum, abbiamo provato innanzitutto a tratteggiare i profili degli internauti che si occupano di energia e ambiente e a stimarne la rilevanza nelle conversazioni virtuali. Sono 7 figure che ci raccontano bene l’Italia di oggi, o almeno un suo spaccato significativo: un paese che discute, si arrabbia, e che a volte rischia perfino di perdersi tra troppi discorsi.

Figura 1

Il profilo più diffuso è quello del COMPLOTTISTA (39,1%): ovvero chi ritiene che lobby e poteri forti stiano ostacolando l'affermazione delle energie rinnovabili. A seguire abbiamo l’ATTIVISTA (15,5%), colui che svolge in prevalenza azione di propaganda, postando contenuti di movimenti e organizzazioni ambientaliste; lo SCIENTIFICO CRITICO (15,3%), che usa informazioni come dati e dichiarazioni di esperti per sottolineare quanto la situazione energetica italiana sia negativa; l’OTTIMISTA (13%), che pensa che il Paese stia andando nella direzione giusta, anche se l’investimento nelle fonti rinnovabili è ancora insufficiente;  lo SCIENTIFICO POSITIVO (7,1%), che a differenza del suo “gemello diverso” più critico, usa le dichiarazioni di esperti per sottolineare gli aspetti tutto sommato positivi della situazione energetica italiana; e l’ANTI-AMBIENTALISTA (4,8%), che si dichiara disposto a sacrificare l'ambiente per il progresso industriale e tecnologico. A chiudere la lista dei profili, ecco  il MODERATO (4,2%), che sostiene la riconversione verso le fonti rinnovabili, ma a piccoli passi; e per finire, con un piccolo ma non disprezzabile 1%,  l’ANTIMODERNO. Una figura che racchiude tutti quelli che disdegnano l’uso di qualsiasi energia proponendosi uno stile di vita alternativo, basato su piccole comunità, e sul rifiuto della dipendenza da beni e strumenti dissipatori di risorse.

Nelle discussioni su quale sia la fonte energetica su cui si dovrebbe basare lo sviluppo prossimo venturo dei nostri sistemi economici, l’energia solare raccoglie oltre un quarto dei consensi. Anche le altre principali fonti alternative sono molto citate: l’11,2% punta sull’energia eolica, il 9,4% sulle biomasse, il 7,5% sull’energia geotermica. Rimane elevato, in ogni caso, il peso percentuale di chi immagina un futuro ancora affidato alle fonti tradizionali: il petrolio (15,2%), il gas (10,2%), l’energia idroelettrica (9,6%). Ben pochi, invece, prevedono un ricorso significativo alla risorsa nucleare.

Figura 2

Se si parla di costi, invece, i giudizi sulle fonti energetiche tradizionali si fanno molto severi: poco meno della metà dei pareri espressi giudica il petrolio la fonte energetica più costosa, il 19% ritiene che i costi più elevati siano imposti dal carbone, il 16,4% dal gas, l’8,3% dal nucleare. Va però sottolineato che in questi pronunciamenti – complice forse la scadenza referendaria – si parla poco delle voci di costo più comuni (estrazione, produzione, smaltimento, sicurezza) e molto del costo legato all’impatto ambientale. E questo spiega, almeno in parte, i risultati.

Figura 3

É poi interessante seguire l'evoluzione dei termini più utilizzati nelle conversazioni in Rete a cavallo del referendum. Come mostra la tag cloud dinamica, nei giorni immediatamente precedenti la consultazione prevalgono i riferimenti all'inchiesta sul petrolio lucano che ha coinvolto il ministro Guidi. Successivamente il termine più utilizzato diventa "energia" e le conversazioni si fanno più attinenti alla materia referendaria. Dopo l'esito delle urne, i commenti si fanno amari: ha vinto la lobby dei petrolieri, si dice, anche grazie ai pronunciamento del presidente emerito Napolitano e del presidente del consiglio, definito spesso ironicamente "Renzie".

Figura 4

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